Nel nuovo episodio del podcast Previndai scopriamo le principali novità del 2026: dal debutto del Life Cycle, il nuovo programma che adegua automaticamente gli investimenti all’età dell’iscritto, al ruolo dei Fondi di Investimento Alternativi e dei criteri ESG nella gestione del patrimonio.
– Valentina Pettinato: Ben ritrovati col nostro appuntamento con i podcast di Previndai. Oggi parliamo di novità del 2026. Sono in compagnia di Alessandro Ciucci, responsabile della funzione finanza di Previndai, e vi racconteremo una novità importantissima: il Life Cycle e poi, a seguire, tanti nuovi argomenti. Alessandro, parliamo del 2026 e facciamo un po’ di spoiler con il tema del Life Cycle. Previndai lo aveva iniziato a preparare già prima delle nuove indicazioni in materia di Legge di Bilancio 2026 e possiamo dire che questo sarà l’anno in cui lo potremo proporre agli iscritti. Ti va di raccontarci qualcosa in più su questa diversa opzione come strategia di investimento?
– Alessandro Ciucci: Esatto, questo è un tema che stiamo studiando da molto tempo, da alcuni anni, e abbiamo in programma nel corso dei prossimi mesi di mettere anche quest’ulteriore strumento a disposizione dei nostri iscritti. Life Cycle, o ciclo di vita tradotto, che cos’è? È un profilo di investimento che intende investire il risparmio previdenziale in modo coerente con l’età anagrafica dell’iscritto e quindi con l’orizzonte temporale che lo separa dal momento del pensionamento. I programmi Life Cycle sono dei programmi che da anni stanno riscuotendo molto successo a livello internazionale presso grandi fondi pensione e anche in Italia, gradualmente, stanno trovando sempre più interesse e più successo. Tra l’altro questo è confermato anche dalla recente Legge di Bilancio 2026, che richiede proprio anche per gli aderenti automatici ai fondi pensione un investimento coerente con l’età e quindi con l’orizzonte temporale che si ha davanti.
Per quale motivo riteniamo interessante e importante adottare questo tipo di logica della coerenza dell’investimento con l’orizzonte temporale? Lo riteniamo importante perché in ambito previdenziale fare delle scelte di investimento adeguate impatta sulla propria pensione futura. Scelte errate hanno un impatto sulla pensione che si otterrà e sul cosiddetto tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra la prima pensione e l’ultimo reddito lavorativo.
Facendo un esempio: il caso in cui per tutta la vita un giovane decida di investire in comparti, ad esempio, garantiti o comunque caratterizzati da un profilo di rischio molto basso, più prudenziale. Questo nel medio e lungo termine tende ad essere penalizzante in termini di rendimenti che si conseguono. Storicamente è sempre stato così.
Quindi, un iscritto giovane ha la possibilità di investire in comparti che hanno una quota di azionario più elevata e che quindi nel medio e lungo termine permettono di beneficiare di rendimenti più elevati e il Life Cycle realizza proprio questo, cioè per l’iscritto che decida di attivare questo tipo di logica di gestione, questo tipo di programma di investimenti, in modo del tutto automatico, in base all’età anagrafica, gli associa un portafoglio, o meglio, un mix dei comparti già in essere del fondo pensione. Quindi per un giovane tendenzialmente si avrà un’allocazione su comparti con una quota di azionario più elevata e poi, sempre automaticamente e gradualmente, man mano che gli anni passano e quindi ci si avvicina al pensionamento, il profilo Life Cycle realizza ogni anno delle riallocazioni molto graduali, molto piccole, per far sì che il profilo di rischio si riduca nel corso degli anni. Se quando si è giovani si sarà allocati prevalentemente su Sviluppo e su Bilanciato, negli ultimi anni la propria posizione sarà investita prevalentemente su Prudente e poi andrà a finire sul Garantito Assicurativo. Questo per dare una stabilità alla posizione previdenziale e ai rendimenti degli ultimi anni, in modo da non avere oscillazioni significative negli ultimi anni della vita lavorativa. Quindi l’iscritto, se aderisce a questo tipo di programma, non deve preoccuparsi della scelta del mix ottimale e neppure di effettuare riallocazioni nel corso del tempo.
– Valentina Pettinato: Bene, diciamo che questa è la principale novità. Poi sicuramente, in tema di investimenti, potrebbe essere interessante raccontare agli ascoltatori anche qualcosa in più sul tema FIA, visto che è un tema molto moderno e all’ordine del giorno, e raccontare un po’ anche cosa facciamo per l’economia reale, cosa facciamo in Previndai in questo ambito.
– Alessandro Ciucci: Sì, gli investimenti in FIA Previndai li effettua dal 2019, quindi sono sei o sette anni che investiamo in questo ambito. FIA sta per Fondi di Investimento Alternativi. Questo ambito viene anche definito spesso “mercati privati”, quindi sono termini che possono destare qualche dubbio, termini un po’ particolari. Tuttavia si tratta di strumenti di investimento che ormai hanno una storia e risultati molto consolidati anche in ambito internazionale. Si pensi, ad esempio, all’investimento nel private equity: non è altro che investimento in partecipazioni in società non quotate sui mercati. Oppure si pensi al private debt, che è la concessione diretta di finanziamenti ad aziende in alternativa al canale bancario. Parliamo quindi di questo tipo di investimenti e poi ve ne sono altri, come investimenti infrastrutturali, investimenti immobiliari e così via. Noi investiamo, come dicevo, in questi strumenti dal 2019, e il motivo per cui decidemmo di introdurli, e confermiamo questa scelta ancora oggi, è quello di voler accrescere la redditività dei comparti, quindi fondamentalmente dare un contributo ulteriore alla redditività dei nostri comparti e anche una maggiore diversificazione del rischio.
Si tratta di strumenti che sono presenti nei comparti Bilanciato e Sviluppo; nel corso del tempo saranno progressivamente inseriti anche all’interno del nuovo comparto Prudente, man mano che il comparto crescerà. Il peso obiettivo a livello di asset allocation strategica per gli investimenti in fondi alternativi è del 12%; attualmente siamo ancora all’8%, ma stiamo realizzando programmi di investimento per arrivare gradualmente al 12%.
Questi investimenti li realizziamo per metà in ambito internazionale e per metà sul mercato italiano. Quindi, allo stesso tempo, diversifichiamo a livello internazionale, ma l’investimento in Italia ci permette spesso di beneficiare di alcune agevolazioni fiscali, in particolare di esenzioni fiscali sui rendimenti che conseguiamo. Al di là dell’aspetto finanziario, questi investimenti determinano anche risvolti positivi sull’economia reale italiana. Si pensi, ad esempio, alle risorse che arrivano alle piccole e medie imprese grazie agli investimenti nel private equity o nel private debt, oppure alla realizzazione di importanti investimenti infrastrutturali fondamentali per lo sviluppo economico e il benessere del Paese.
Noi, infatti, abbiamo realizzato investimenti in fondi che investono nelle energie rinnovabili, nella transizione energetica e anche in ambito sociale, ad esempio in strutture ospedaliere o residenze per anziani.
– Valentina Pettinato: Bene! Direi che è tutto molto bello. Mi dai anche un aggancio per chiederti qual è l’importanza dei principi ESG nella selezione e gestione dei nostri investimenti.
– Alessandro Ciucci: Quello degli ESG, o della sostenibilità, è un tema che ormai da vari anni è molto attenzionato dagli investitori previdenziali e, più in generale, da tutti gli investitori istituzionali. Sicuramente nel corso degli ultimi anni c’è stata una spinta da parte della normativa europea a tenere in considerazione questi aspetti nell’ambito delle scelte di investimento. Questo significa far sì che i propri investimenti inglobino determinati principi sui temi ambientali, della buona governance delle aziende e sugli aspetti sociali. A tal riguardo Previndai, dal 2021, si è dotato di una propria policy. Abbiamo approcciato sin dall’inizio questo tema degli ESG con molta gradualità, razionalità e consapevolezza di quello che facciamo. Non abbiamo mai forzato troppo sul tema delle esclusioni delle aziende, ma abbiamo sempre cercato di adottare un approccio costruttivo basato sul cosiddetto engagement, cioè sul dialogo che, tramite i nostri gestori delegati, realizziamo con le aziende in portafoglio affinché migliorino le proprie prassi di sostenibilità.
Abbiamo recentemente rafforzato, nell’ambito della nostra politica di sostenibilità, l’attività di monitoraggio su questi aspetti ESG affinché i nostri portafogli siano sempre adeguati in termini di prassi di sostenibilità sui temi ambientali, di governance e sociali. L’obiettivo della nostra politica di investimento resta confermato: quello di generare un rendimento ottimale per i nostri iscritti, quindi la massima efficienza del rendimento rispetto al rischio che corriamo e, di conseguenza, generare prestazioni pensionistiche, cioè pensioni future per i nostri iscritti. Allo stesso tempo, però, cerchiamo di mantenere portafogli che rispettino buone prassi dal punto di vista ambientale, di governance e sociale.
– Valentina Pettinato: Bene, io direi che il nostro tempo è scaduto. Non ci resta che salutarvi! Vi ringraziamo per l’attenzione, vi auguriamo una buona giornata e continuate a seguirci!
